mercoledì 30 aprile 2014

Do-Re-Mistero!


Elvis e Jim Morrison sono stati uccisi (ma sono ancora vivi). Mick Jagger ha venduto l'anima al diavolo per restare giovane (Ligabue, a quanto pare, no). Ozzy Osbourne ha mangiato un pipistrello (Gianni Morandi, a quanto pare, no).


Misteri! Paranormale! Alieni! Complotti!
Se anche voi siete affascinati da tali argomenti e volete sapere quali di questi abbiano in realtà una spiegazione perfettamente scientifica e razionale (spoiler: praticamente tutti), allora siete nel posto giusto!



Dopo la puntata completamente dedicata a un solo mystero musicale (ovvero, la presunta morte di Paul McCartney), questa volta ci occuperemo di tante altre leggende legate al mondo delle sette note e al destino di molte rockstar maledette.
Selezionare gli episodi di cui parlare non è facile, perché ovviamente, vista la notorietà dei personaggi, anche la quantità di materiale è davvero esagerata.
Partiamo quindi a spron battuto e parliamo subito del grande protagonista di molte leggende rock:

Sua santità, EL DIABLO!
  • Robert Johnson è universalmente considerato il padre del blues: nato nel 1911 e morto a soli ventisette anni (su questo ci ritorneremo), è famoso non solo per la sua bravura, che ha ispirato moltissimi artisti successivi (da Eric Clapton ai Led Zeppelin a molti altri), ma anche, o forse soprattutto, per il fatto di aver venduto l'anima al Diavolo. Eh, sì: la leggenda infatti narra che il nostro eroe sarebbe passato da chitarrista mediocre a virtuoso inarrivabile in meno di un anno, dopo aver incontrato un mysterioso bluesman vestito di nero a un incrocio. Lui stesso alimentò questo mito scrivendo pezzi come Cross Road Blues e Me and the Devil Blues, e di certo la sua morte precoce, violenta e mai del tutto chiarita, non fa che aggiungere un ulteriore sinistro fascino alla sua storia. Ma davvero quella soprannaturale è l'unica spiegazione? Non potrebbe aver passato un anno a esercitarsi, magari dopo aver incontrato il maestro giusto (che si trattasse o no del leggendario Ike Zinneman)? Beh, direi che non lo sapremo mai.
  • I Rolling Stones sono in ottima forma da anni. Nonostante una vita di dissolutezze, i mostri sacri Jagger e Richards non perdono un colpo e continuano a saltare e ballare sui palchi di tutto il mondo come se fossero ragazzini. Il merito, ovviamente, è di Satana, che però, come tutti sanno, non fa i coperchi, non pulisce il water e non lavora gratis. Il tributo per tanto successo è macabro e mortale: si parte da Brian Jones, annegato in piscina a ventisette anni (ancora questo 27!), fino ad arrivare alla recente notizia di cronaca che ha coinvolto L'Wren Scott, passando per molte altri tragedie, occorse a groupies, amici del gruppo o semplici spettatori.
    Beh, che dire a proposito? Di certo Mick e soci hanno incoraggiato la loro fama maledetta con molte canzoni, fra le quali alcuni capolavori come Paint it black o l'esplicita Sympathy for the devil e di certo la loro carriera è stata travagliata e contraddistinta da eccessi, culminati anche in tragedie, ma davvero serve invocare Satana per questo? L'uomo non ha forse dimostrato nei secoli di essere bravissimo ad autodistruggersi anche senza un tale aiuto dal basso? (Mamma mia, quanto siamo profondi, qui alla Piramide delle Bermuda, quando vogliamo).
  • C'è chi dice che quando si capovolge una canzone Black Metàl viene fuori del buonismo e una ventata di ottimismo. Invece, capovolgendo i più classici successi rock, spesso e volentieri saltano fuori, tanto per cambiare, un bel po' di preghiere e invocazioni al Diavolo in una qualsiasi delle sue forme. Non metto in dubbio che, spinti dal successo di questa diceria, molti gruppi abbiano effettivamente trovato il modo di inserire messaggi nelle loro canzoni, ma a parte il fatto che, come abbiamo già detto non è affatto dimostrato che funzionino, pare proprio che questo mito tragga origine dal fenomeno della buona, vecchia pareidolia, declinata in chiave acustica. Una dimostrazione di ciò si trova al minuto 9.20 di questo interessantissimo video (di cui potete abilitare i sottotitoli in italiano e che vi consiglio di guardare interamente, appena avete un quarto d'ora di tempo): guardatelo e verificate in prima persona cosa succede.
In conclusione, vorrei dire due parole riguardo a questo argomento: i miti sull'influenza di Satana nella musica contemporanea iniziano, non a caso, con il blues, ovvero la musica dei poveri, dei delinquenti e (chi l'avrebbe mai detto?) dei "negri". Non credo stupisca nessuno il fatto che i bianchi associassero gli afroamericani al Diavolo, no? E il discorso si può senz'altro estendere anche a chi da quella cultura ha preso le radici, come appunto i Rolling Stones (fra i primi a importare il blues in Europa, accelerandolo e distorcendolo) e, più in generale, a chi ha fatto della ribellione e dell'eccesso il proprio stile di vita.
Il Diavolo è stato osannato e cantato da molti artisti, che hanno attinto a piene mani dalla simbologia a lui dedicata, tanto che il gesto in cui più di ogni altro si identifica il rock lo ricorda esplicitamente:



In pratica: Satana vende. È ribellione, è trasgressione e come tale fa presa sul pubblico, non solo giovane. E poi suscita curiosità: quante persone nel mondo avranno comprato un disco solo per il gusto di capire se contenesse un messaggio satanico? Poi che importa se fosse un reale tentativo di corruzione degli animi, un easter egg o una semplice allucinazione uditiva? Volete mettere il fascino?
È il fascino del rock, baby. Quello che sta dietro ai messaggi demoniaci, ma anche a...

Vita, morte, miracoli e complotti!
  • I già citati Robert Johnson e Brian Jones, ma anche Jim Morrison, Jimi Endrix e Janis Joplin o, in tempi più recenti, Kurt Cobain e Amy Winehouse, sono morti tutti a ventisette anni. In particolare, i quattro membri del Club J-27 sono scomparsi a breve distanza l'uno dall'altro, in circostanze poco chiare. Sull'argomento c'è anche un bel mockumentary di Carlo Lucarelli, molto gradevole da vedere (ma senza dimenticare che è dichiaratamente opera di fantasia, eh!). Intendiamoci: che certe star fossero malviste dalle autorità è fuor di dubbio. Sia Hendrix che Morrison, per esempio, furono arrestati, così come moltissimi altri artisti. Governi e polizie tenevano d'occhio i cantanti più famosi di cui disapprovavano praticamente ogni comportamento, sia che si trattasse di abuso di sesso, droga e rock'n'roll, sia che si trattasse di discorsi pacifisti, rivoluzionari o comunisti. Un bel documentario (stavolta reale) sull'argomento è USA contro John Lennon, la cui morte, naturalmente, viene da molti ascritta appunto ai complotti dei potenti. A rigor di logica, non si può escludere che tutti questi decessi siano stati veramente voluti dall'alto, ma di fatto non ci sono prove di ciò, mentre ci sono, ahimè, moltissime prove che i quattro J-27 conducessero vite al limite dell'autodistruzione, abusando dei loro corpi in maniera davvero esagerata, per sfortuna loro e anche nostra, purtroppo.
    Riguardo al ventisette, è una coincidenza significativa, vista la grandezza dei loro nomi, ma va considerato che, oltre a loro, questo stile di vita si è portato via artisti di ogni età: Keith Moon, John Bonham, Sid Vicius, lo stesso Elvis, John Entwistle, fino a Whitney Houston e a Michael Jackson. E allargando il giro alle star di altro genere, possiamo citare Marylin Monroe o Heath Ledger. Insomma, la celebrità spesso è sfociata in tragedia, in ogni epoca e coinvolgendo gente di ogni età. Isolare pochi casi scelti con cura ignorando gli altri senz'altro aiuta a creare i miti, ma può distogliere lo sguardo dalla verità.
  • Se possiamo concedere il beneficio del dubbio al filone complottista degli omicidi, risulta invece molto più difficile accordarlo alla teoria secondo la quale i grandi miti della musica avrebbero inscenato le loro morti per ritirarsi a fare la bella vita da qualche parte. In questo articolo mi limiterò a dire che complotti simili sono praticamente impossibili da mettere in atto per via di molti fattori, prima fra tutti l'impossiblità di far tacere tutte le persone che dovrebbero essere coinvolte. Comunque sto raccogliendo materiale su quest'argomento e in futuro dovrebbe essercene abbastanza per fare un'intera puntata dedicata solo a questo.
Riguardo a questa sezione dell'articolo, c'è comunque una riflessione comune che si può fare: pensare all'omicidio di Stato (o a una maledizione) o alla finta morte sono entrambi modi per esorcizzare quella che è la realtà più probabile, banale e squallida, cioè che i nostri amati idoli siano morti in modo che avrebbero potuto evitare, imbottendosi di droghe, alcool, medicinali o cibo.
Una morte stupida li consegna alla piccolezza del genere umano, mentre una morte epica li spedisce dritti dritti nella grandezza del mito, che è quello che a noi fan piace tanto.

Concludiamo questo articolo con alcune:

Stranezze e bizzarrie, vere o presunte!
  • No! Gene Simmons non si è fatto trapiantare la lingua di un bue. Sarebbe impossibile farlo. Ha una lingua lunghissima di suo e l'ha usata per farne un marchio di fabbrica.
  • No! Bob Dylan non ha rubato Blowin' in the Wind a un liceale, ma successe esattamente il contrario. Fu Lorre Wyatt a imbattersi in anteprima nella canzone di Dylan e a spacciarla per sua.
  • No! David Bowie non ha gli occhi di colore diverso per via della droga, né perché sia un vampiro o un rettiliano. Ha semplicemente preso un pugno che ha dilatato permanentemente la sua pupilla sinistra.
  • No! Billy Corgan degli Smashing Pumpkins non ha recitato in Super Vicky. Sarebbe stato troppo vecchio. Jamie era interpretato da Jerry Supiran.
  • Sì! Ozzy ha davvero morso un pipistrello, ma non sapeva che era vero!
  • Sì! I Van Halen avevano davvero in contratto una clausola che richiedeva la presenza in camerino di un grosso contenitore pieno di M&Ms, ma nessuna doveva essere marrone! E hanno annullato almeno un concerto per averne invece trovate. La motivazione ufficiale per questo comportamento è che fosse una forma di controllo per stabilire se i contratti venissero letti con attenzione e seguiti con scrupolo.
Per questa puntata può bastare così. Il mondo della musica è pieno di altri miti e leggende e probabilmente torneremo a parlarne, prima o poi. Per oggi mi limito a segnalarvi un gioco molto rumoroso e ritmato, ovvero Rock and Balls di Gabriel Ecoutin, lasciando a voi il compito di scoprire se è vera o no la leggenda che riguarda un noto cantante italiano!

Rock and balls è un'evoluzione del celebre gioco dell'Indianata, in cui a ogni partecipante è associato un gesto, che viene chiamato dagli avversari. La difficoltà, in questo titolo, sta nel fatto che tutti devono battere le mani sulle ginocchia e fra di loro al ritmo di We will rock you, intervallando i gesti giusti senza mai perdere il ritmo. Per chi non ce la fa, sono previste penitenze e tutto è complicato dal fatto che i gesti da fare vengono cambiati e scambiati durante la partita.

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